23.05.2009
Non si vive di rendita
Si pensa comunemente che chi ha fatto attività sportiva intensa, sinanco agonistica, abbia benefici duraturi sulla densità ossea (BMD) e quindi, diventato anziano, sia meno soggetto alle fratture. Un lavoro, pubblicato sulla prestigiosa rivista The Lancet, da parte di ricercatori dell’Università di Malmö, Svezia, riferisce uno studio longitudinale su atleti agonisti che avevano abbandonato l’attività sportiva alla fine della terza decade di vita, diventando poi normali individui sedentari (senza però fattori di rischio quali il fumo, il diabete, l’alcol). Mentre è confermato che l’esercizio intenso aumenta la BMD durante la giovane età, permanendo ancora elevata, circa il 50% rispetto ai controlli, sino alla sesta decade di vita, con l’abbandono dell’attività sportiva per più di 35 anni e l’età superiore a 60, il beneficio si perde completamente e il tasso da fratture non è inferiore a quanto previsto per la popolazione normale di pari età. In poche parole: non si vive di rendita e quindi l’attività fisica va continuata per il più lungo tempo possibile.